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Disney e Horror – le 10 sequenze diventate iconici traumi infantili

di Valentina Gessaroli

 

Si avvicina Halloween e ne approfittiamo per parlare di qualcosa che solitamente non viene associato a Disney: l’horror. Abbiamo raccolto in questo articolo le 10 più iconiche sequenze dei classici Disney che ancora oggi ci fanno accapponare la pelle! Eccole di seguito

Biancaneve e i Sette Nani – Fuga nella foresta 

Parliamoci chiaro, nella lista dei traumi infantili non può mancare la visione del primo Classico Disney. Gli anni passano, ottanta per la cronaca, ma il primo lungometraggio animato della storia non vuole saperne di invecchiare.
Si, perchè “Biancaneve e i Sette Nani” è tutt’ora considerato uno dei capolavori più rivoluzionari ed attuali che il cinema abbia mai conosciuto.
E siamo certi che buona parte di questo eterno fascino derivi da quanto violentemente entri nel profondo di grandi e piccini. Nel dettaglio il terrore che ha attanagliato i nostri piccoli cuori deriva da due scene in particolare.
La prima è la fuga nella foresta di Biancaneve.

imageLa giovane ed ingenua Biancaneve scappa nella foresta, fuggendo dal cacciatore e dalla sua scioccante rivelazione: la sua matrigna non solo la detesta ma la vuole addirittura morta. Quello che la giovane trova nel bosco, ahimè, è tutt’altro che rassicurante.
Tramite gli occhi della Principessa assistiamo difatti ad una vera e propria allucinazione, dovuta probabilmente ad un forte attacco di panico. Biancaneve vede la foresta prendere vita, deformarsi e contorcersi sotto il volere della sua dilagante paranoia, fino a divenire un groviglio di creature orribili e spaventose.
Occhi, denti, braccia, una foresta antropomorfa assetata delle sue strazianti urla. I disegnatori studiarono attentamente cosa accade ad una mente dalla fantasia molto sviluppata, soprattutto in una situazione di panico, al buio. Capita a tutti, sin da bambini, di intravedere il male in un angolo oscuro della casa o sotto al letto della propria cameretta. A causa di questa e di altre sequenze, “Biancaneve e i Sette Nani” fu vietato ai minori di 12 anni (ed ai minori di 16 anni se non accompagnati da un adulto) in molte parti del mondo.

Biancaneve – La Trasformazione della Strega

La seconda scena rimasta scolpita nei nostri spaventati cuoricini sin da piccoli è, senza alcun dubbio, la trasformazione della regina in strega.

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La tensione comincia a salire non appena la regina ci porta nell’antro sotterraneo del suo castello, un luogo tetro ed inquietante.

Il suo desiderio di eliminare Biancaneve insieme alla sua incredibile bellezza è grande, tanto da farla rinunciare al suo aspetto attraente ed affascinante pur di ucciderla.
Che cosa ci spaventa di questo? Non tanto il concetto, non tanto la macchinosa preparazione della pozione che la trasformerà ma il modo in cui sono riusciti a rendere raccapricciante la trasformazione stessa.
All’epoca anche gli adulti la definirono “quasi insopportabile alla vista”. La bella regina, dopo aver bevuto la sua pozione con l’atteggiamento di chi sa che sta per compiersi qualcosa di profondamente sbagliato e contro natura, inizia a cambiare, provocando nell’antro quella che sembrerebbe una tempesta psichedelica. L’inquadratura inizia a girare, provocando nello spettatore lo stesso stato di confusione della regina. Tutto si appanna quando si porta le mani alla gola. Sta soffocando, la sensazione dev’essere terribile ed i disegnatori riescono bene nel loro intento, donando a Grimilde un’ espressione di terribile agonia. Vediamo per la prima volta i suoi capelli che, scompiglati dal vento, diventano completamente bianchi.
Le mani, da affusolate, eleganti e giovani, diventano un groviglio nodoso di ossa e pelle grigia e raggrinzita. Poi la voce, prima calda ed autoritaria, diventa gracchiante e stridula.

Grimilde di scatto si gira e noi, l’ignaro pubblico, ci accorgiamo spaventati che della regina non è rimasto nulla, se non l’incredibile follia.
Questa sequenza ha traumatizzato generazioni e generazioni di grandi e piccini tanto che, all’epoca, capitava spesso di vedere gente uscire dal cinema per le emozioni troppo forti.

La Bella Addormentata nel Bosco – Malefica appare ad Aurora nel caminetto

Che Malefica sia il miglior Disney Villain di sempre è ormai quasi un dato di fatto. Il fascino e portamento della Signora di ogni Male è inimitabile, insuperabile. In fondo, la sua cinica crudeltà nel maledire una neonata solo per vendicarsi di, lasciatecelo dire, un futile torto subito dai genitori, è impensabile. E poi, bhe, la sua trasformazione in drago è agghiacciate.
Ma non sono questi i motivi per i quali Malefica è per noi così terrificante, no.
All’interno del film c’è una particolare sequenza, talmente angosciante da essere stata d’ispirazione per molti maestri dell’horror.

imageAurora è seduta in una stanza del castello. E’ triste perchè ha appena saputo di essere una Principessa. Sta per compiere 16 anni e per Malefica è tempo di agire.
L’atmosfera si fa pesante grazie ad una colonna sonora incredibilmente evocativa, inquietante, indimenticabile, ritmata come un cuore che pulsa. Il fuoco del caminetto si spegne e nell’oscurità, tra i rigoli di fumo, appare qualcosa che ogni volta ci provoca ancora i brividi sulla schiena: la sagoma della stessa Malefica, terrificante con quegli occhi accesi, grottesca nella sua bidimensionalità, inaspettata al punto giusto per stringerci lo stomaco. Compare anche una sfera di fumo verde che pulserà come un cuore maledetto seguendo gli accenti della spaventosa colonna sonora.
Aurora verrà attirata dalla sfera, come ipnotizzata, su per le scale del castello, fino ad arrivare alla stanza in cui, ad aspettarla, ci sarà il famoso arcolaio della profezia.
La voce di Malefica si fa strada tra le note musicali, ordinando ad Aurora di lasciarsi pungere dall’arcolaio. Le Fate arriveranno troppo tardi, Aurora sarà già crollata nel suo sonno di morte.
Nella storia originale il momento della puntura del fuso è l’allegoria di qualcosa di molto specifico: il menarca, ovvero l’arrivo del primo ciclo, simboleggiato dal sangue che la giovane perderà dal dito.
Per le fanciulle dei tempi antichi, quando l’empancipazione femminile era lontana e le mestruazioni erano collegate a qualcosa di macabro e sbagliato, era un momento tutt’altro che facile, pieno d’angoscia, peggiorato dalla tempesta ormonale tipica dell’arrivo del “marchese”. Gli autori vollero rimanere fedeli a tale sensazione di disagio, arricchendo il tutto con toni decisamente horror.
Questa sequenza per colonna sonora, timing, scelta delle inquadrature e dei soggetti, per non parlare della colorazione incredibilmente suggestiva, è considerata una vera e propria scuola per il genere horror.
Lo stesso Dario Argento, insieme a quella foresta di “Biancaneve”, ne rimase colpito ed ispirato. Il film “Psyco” di Hitchcock, che uscì l’anno dopo, fece riferimento a questa sequenza per una delle sue scene più agghiaccianti.
Lo stesso trucco venne usato, molti anni dopo, anche ne “L’Esorcista”.

Fantasia – Una notte sul Monte Calvo

Nel 1940 Disney regalò al mondo un Classico molto particolare. Parliamo ovviamente di “Fantasia”, film composto da otto segmenti animati creati sulla base di celebri brani di musica classica, diretti ognuno da un regista diverso.
Un incredibile capolavoro rivoluzionario, certo, sta di fatto però che il finale ha sconvolto generazioni di bambini, suscitando immenso scalpore anche nel mondo della critica.  Stiamo parlando ovviamente di “Una Notte sul Monte Calvo”.
Il suo protagonista è diverso da qualsiasi cosa mai vista prima, il suo nome è Chernobog, un demone slavo che troneggia il Monte in rappresentanza del Demonio in persona. Non appena cala la notte prende vita, in tutto il suo terribile vigore.

imageQuello che accade dopo è qualcosa di raccapricciante, il tema demoniaco non era mai stato toccato così profondamente ed esplicitamente. Il villaggio ai piedi del Monte si trasforma in un Sabba per demoni, spiriti e fantasmi che si contorcono sotto il volere di Chernobog, spietato regista di scene incredibilmente sinistre. Con il passare del tempo ci accorgiamo che le nostre menti fanciullesche non sono sconvolte tanto per il Diavolo in se, quanto per l’esplicita rappresentazione di evocazioni erotiche e demoniache, come le ballerine nude che danzano tra lingue di fuoco, spiriti volanti che senza pudore alcuno ci mostrano le loro “vergogne”, spettri dannati che cadono vittime del fuoco dell’inferno, ritorti da atroci sofferenze.
I primi piani di Chernobog, che con il suo ghigno malefico si compiace del proprio operato, sono quasi troppo per gli occhi dello spettatore. La sua espressività è resa in modo straordinario e ci si sente proprio uno dei piccoli esseri soggiogati dalla sua tirannia, inermi di fronte al terrore.
Questa adunanza infernale ha fine solamente con l’arrivo del giorno, accompagnato da una processione mariana. L'”Ave Maria” di Shubert calma i nostri spiriti, permettendoci di ritrovare la pace, simbolo di sconfitta per le forze del male.
(Piccola curiosità, Walt Disney ebbe l’idea di rilasciare nelle sale cinematografiche una serie di profumi durante la proiezione. Per la scena dell’ Ave Maria si sarebbe usato dell’incenso.)
Sullo schermo è apparentemente tutto finito, ma dentro di noi questa scena rimarrà impressa nella memoria. Ad oggi, nessuno che abbia visto “Una Notte sul Monte Calvo” dice di essere rimasto indifferente. L’esperienza traumatizza tutti.
Anche questa volta Disney è riuscito egregiamente nell’impresa.

Taron e la Pentola Magica – La presentazione di Cornelius

E’ proprio un periodo oscuro per Casa Disney. Gli incassi vanno male e Don Bluth lascia lo studio Disney per fondarne uno tutto suo. Le sue produzioni animate (come quelle in collaborazione con Steven Spielberg) hanno molto piu successo dei Classici proposti dagli studi Disney, che hanno da pochi anni perso anche Walt.
Guarda caso, lo stile ed i toni di “Taron e la Pentola Magica” sono i medesimi preferiti dallo stesso Bluth, che affermava di aver lasciato casa Disney proprio per la mancanza di innovazione.
Tetri, oscuri, non di certo adatti ad un pubblico di bambini. Questa controtendenza portò “Taron e la Pentola Magica” un primato deludente, è ad oggi il Classico Disney che riscosse meno successo.
Eh già, chi porterebbe un bambino al cinema se i presupposti sono così cupi? Tutto il film è governato da un’atmosfera davvero troppo “horror” che raggiunge il culmine con la presentazione del Villain: Cornelius.

imageDavanti al suo terribile castello l’inquadratura quasi esita ad entrarvi. Al suo interno ci attende uno spettacolo orribile perchè le mura, i pavimenti, il mobilio, è fatiscente, marcio. Troviamo teschi, cadaveri ormai scheletri, morte in ogni angolo, ma non è nulla
di fronte al signore del maniero. Quasi a suggerirci che l’improvvisa visione a figura intera dello stregone sarebbe troppo per i nostri occhi, la “telecamera” inquadra Cornelius dettaglio per dettaglio, titubante, traballante, come spaventata.
Una nebbia insolita accompagna i passi lenti del personaggio, le sue mani orribile e nodose si protraggono verso lo spettatore ed è in quel momento che sentiamo la voce di Cornelius farsi strada nelle nostre paure, una voce grottesca, rauca, abbracciata da un eco, quasi a suggerire la sua provenienza direttamente dall’Inferno.

Egli ci presenta i suoi piani malefici e l’inquadratura prende coraggio mostrandoci lo stregone in viso, se così si può chiamare. Lo studio Disney volle rappresentare Cornelius come l’essere più spaventoso esistente, con tutte le caratteristiche chiave possibili. Questa sequenza, per molti, è del tutto associabile alla presentazione di Malefica ed effettivamente non hanno tutti i torti. Lo stile è decisamente più cupo ma la citazione è inequivocabile. Per tutto il film Re Cornelius ci trasporta in un clima del tutto lontano da una favola per bambini, quasi a ricercare il terrore primordiale in ognuno di noi.
Chissà cos’ha spinto la fabbrica delle meraviglie più amata della storia a tentare un approccio tanto spaventoso!

Pinocchio – La trasformazione di Lucignolo

La forza del capolavoro di Collodi “Pinocchio” trae la sua linfa dalla sua funzione primaria: educare i giovani ragazzi con storie crude e terribili, ma con fondi di incredibile verità.
Non saltare la scuola. Non fidarti degli sconosciuti. Non bere. Non Fumare. Non dire bugie. Disney volle mantenere soprattutto questo messaggio, smorzando però molto della durezza di certe parti del libro. Su di una scena particolare, però, volle lavorare molto seriamente, perchè credeva fosse il passaggio più terribile della storia del burattino più famoso del mondo.
Parliamo ovviamente della trasformazione di Lucignolo in asinello.

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Dopo essere arrivati nel Paese dei Balocchi, un luogo di perdizione creato per ragazzini ribelli, Lucignolo e Pinocchio non smettono un secondo di godere della libertà permessa all’interno di questo terribile Luna Park. Non sanno, però, che dietro ai vizi che li fanno sentire così grandi, così rivoluzionari, si nasconde qualcosa di spaventoso.
Lucignolo beve birra e fuma il sigaro, cercando di coinvolgere pure il nostro Pinocchio. Piano piano, però, Lucignolo comincia a cambiare… Prima la coda, poi le orecchie. Segue un singhiozzo davvero troppo simile ad un raglio d’asino.
Qualcosa di terrificante sta accadendo e quando Lucignolo comincia a capire, è troppo tardi.

Inizia una metamorfosi raccapricciante che per nostra fortuna dura poco più di un minuto. Lucignolo si contorce sotto il potere di chissà quale maleficio ed inizia la sua trasformazione in asino. Vane sono le sue suppliche verso l’amico, ormai nessuno può aiutarlo ad uscire da questo incubo. Le sue dita si rattrappiscono come in preda ad una grave artrosi e, che impressione, diventano degli zoccoli. Il passaggio successivo è degno di un film horror. L’ombra della figura di Lucignolo viene proiettata sul muro, quasi a suggerirci che la vista diretta sarebbe troppo per noi. Assistiamo al cambiamento definitivo del povero ragazzo che, inutilmente, chiama la mamma.
Questo momento è davvero terribile, la stretta allo stomaco è inevitabile mentre la sua voce diventa il disperato verso di un piccolo e spaventatissimo asinello. Pinocchio capisce che succederà anche a lui e scappa a più non posso da quel posto maledetto, lanciando sigaro e boccale di birra. Per questa particolare sequenza, Disney andò ad analizzare le trasformazioni cinematografiche e letterarie de “Il Dottor Jeckyll e Mr Hyde”, voleva che risultasse una scena dell’orrore vera e propria, in modo da spaventare tutti i ragazzi ed i bambini.
L’atmosfera gotica ed inquietante pervade tutto il film, è vero, ma questa scena in particolare è rimasta nei nostri cuori vivida ed intensa.

 

La Bella e la Bestia – L’arrivo della Bestia

Quando il Classico Disney “La Bella e la Bestia” uscì nelle sale cinematografiche, nel 1991, il nostro compianto Walt Disney ci aveva già lasciati da tempo. Un vero peccato, perchè questo film conquistò un numero davvero grande di primati. Il più importante fra tutti arrivò quando venne nominato agli Oscar per la categoria “Miglior Film”, perchè fu la prima nomination del genere per un film d’animazione, quando ancora i film in carica potevano essere solo cinque.
La caratteristica che rese questo film così acclamato fu che si trattava di un film completo, sotto tutti i punti di vista. “La Bella e la Bestia” possiede una colonna sonora incredibile, scritta da compositori che hanno fatto la storia degli Walt Disney Studios, dei disegni carichi di emozione e talento degli autori, una trama rielaborata dagli sceneggiatori in maniera egregia, così fedele alla fiaba originale ma così moderna, mai superata… Ed è proprio per questo che vi troviamo tutti i generi più amati del cinema, perchè vi scopriamo dell’avventura, del grande romanticismo, del drammatico, del fantastico… E, veniamo a noi, dell’horror.
L’arrivo della Bestia rappresentava per il film l’apice, anche se precoce, della tensione del film.

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Gli spettatori dovevano spaventarsi, rimanere terrorizzati dalla figura mostruosa del padrone di casa, così grottesco, così demoniaco, perchè poi si sarebbero dovuti innamorare a poco a poco di lui, così come fece la nostra Belle. Perciò gli autori studiarono attentamente questa sequenza, in modo da renderla il più possibile vicina a quella di un film horror.
Partendo dal fattore suspance, direi, perchè la nostra voglia di vedere “dal vero” questa Bestia cresce in noi, mista a timore. Al suo arrivo il ruggito fa tremare tutto il palazzo, il fuoco si spegne, come morto di paura. La sua ombra sovrasta ogni cosa che gli si presenta davanti ed il povero Maurice non riesce a muoversi dal terrore, a mala pena riesce a parlare. La Bestia, spietata, solleva di peso il povero uomo portandolo chissà dove… Proviamo una gran pena per il padre di Belle, chissà quale destino infausto lo aspetta.
Noi conosciamo bene il finale della storia ma immaginate per un attimo di andare al cinema per la prima volta quando uscì… Se foste stati spettatori, vi sareste mai immaginati che quello che inizialmente sembrava il cattivo, sarebbe diventato l’eroe protagonista, insieme alla sua amata?

Dumbo – Gli Elefanti Rosa

Dopo le perdite finanziarie dovute al poco successo dell’esperimento “Fantasia” (legate purtroppo alla guerra che stava imperversando in Europa), gli Walt Disney Studios decisero di produrre un nuovo Classico Disney utilizzando modi più low-budget e semplici. Così optarono per una storia di per se particolare ma che avrebbe conquistato il cuore di tutti, grandi e piccini. Così nacque “Dumbo”, l’elefantino più famoso del mondo.
In cosa risparmiarono gli autori? Dumbo mancò senza dubbio di una grafica dettagliata, in quanto i disegnatori riciclarono più volte gli stessi fotogrammi per varie scene del film. In più il cartone animato ebbe uno stile molto più fumettistico del solito, proprio per rendere più economica la produzione. In generale, Dumbo fu il film Disney che negli anni ’40 raggiunse più successo, un miracolo per le casse vuote di Disney.
Che cosa colpì maggiormente il pubblico? La storia strappalacrime dell’elefantino forse, la sua rivalsa sulla società probabilmente… Ma c’è una sequenza in particolare che ricordiamo quando si tratta di “Dumbo”, tanto da essere diventata un’espressione comune.
Parliamo, ovviamente, degli Elefanti Rosa.

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In questa sequenza Dumbo ed il suo unico amico, il topolino Timoteo, bevono per sbaglio del vino che li rende inevitabilmente ubriachi. Cominciano così ad avere stranissime allucinazioni delle quali i protagonisti sono inquietantissimi elefanti rosa dalle azioni apparentemente casuali, senza senso, senza controllo ed è proprio per questo abbandono spiazzante della realtà che la scena ci butta addosso un disagio incredibile. Per diverso tempo si ritenne che fossero allucinazioni eccessive per una persona ubriaca e che ci fosse qualcosa sotto, un’ispirazione presa da disagi mentali o da allucinazioni dovute addirittura più a droghe pesanti che a semplice alcol.
Il fatto rimane uno solo: come per Pinocchio, Dumbo doveva lanciare un messaggio estremo ai bambini ed ai ragazzini, invitandoli a non fare uso di sostanze nocive atte ad alterare i sensi.
Resta che la scena de “gli Elefanti Rosa” è agghiacciante, terribile anche per la cultura di massa che ha coniato una sua espressione, ovvero “vedere gli elefanti rosa” equivale a dire “sono in stato di ebrezza”.
Tremendo, tra l’altro, è pensare che il nome di “Dumbo” deriva dall’inglese “dumb” ovvero “muto” (e l’elefantino lo è) o, in gergo colloquiale, “scemo” o “stupido”. Per “Dumbo” Disney fu per lungo tempo sotto accusa, insieme a quella per razzismo, per aver trattato la disabilità mentale infantile con il personaggio dell’elefantino, così come il bullismo nei confronti di certe situazioni molto delicate.

Piccola curiosità:
Inizialmente, l’attrazione dei parchi Disney su Dumbo doveva basarsi su questa sequenza, ma l’idea fu scartata proprio perchè poteva risultare decisamente troppo spaventosa.

Cenerentola – La Chiave

Da troppi anni la Walt Disney Studios collezionava Classici composti da “collage” di cortometraggi, come “Saludos Amigos” o “I Tre Caballeros”. Disney aveva bisogno di qualcosa che la riportasse ai vecchi tempi, quando i soggetti fiabeschi andavano per la maggiore e “Biancaneve e i Sette Nani” era inarrestabile. Decise così di lanciarsi su un classico di Perrault, “Cenerentola”, riprendendo così uno schema perfetto ed efficace.
Lo stampino fiabesco, ancora una volta, riuscì nel suo intento e “Cenerentola” è tutt’ora considerato uno dei Classici simbolo della storia Disney. Anni dopo, infatti, quando i primi parchi a tema aprirono i loro splendenti cancelli, il castello di Cenerentola venne usato come immancabile simbolo di rappresentanza ad ogni ingresso.
“Cenerentola”, però, rispetto ai suoi predecessori, mancava di una componente indispensabile: la magia. Sebbene la Fata Smemorina ci facesse sognare nell’ ormai celebre scena del “Bidibi Bodibi bu”, il resto del film mancava completamente di spunti magici. C’era quindi negli autori la necessità di rendere i personaggi, anche gli stessi topini, più reali possibili, più umani, in modo da colpire emotivamente lo spettatore che ci smpersonificava più facilmente. Uno dei personaggi più complicati per realizzazione e produzione fu sicuramente la Matrigna, Lady Tremaine perchè, nonostante non possedesse nessun terribile potere magico, doveva incutere timore allo spettatore e sembrare cattivissima, senza pietà alcuna per la povera Cenerella. Gli autori decisero, quindi, di adottare qualche accorgimento.
Godetevi un bel rewatch e fateci caso: Lady Tremaine viene rappresentata sempre in ombra, rafforzando la sua carica di terrore. I suoi movimenti sono sempre lenti e precisi, una calma che nasconde, ovviamente, qualcosa di sinistro.
Una scena in particolare ci mostra in pieno questo concetto, una sequenza carica di adrenalina, di suspance… Stiamo ovviamente parlando della scena della chiave.

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Alla Matrigna di Cenerentola non importa di niente e di nessuno, nemmeno delle sue terribili figlie. Vuole solo una cosa: diventare ricca e potente. Perciò quando intuisce che la fortunata ragazza che ha conquistato le attenzioni del Principe al ballo è proprio la sua figliastra, decide di ricorrere alle “maniere forti”… E lo capiamo senza dubbio dall’inquadratura in primo piano del suo sguardo agghiacciante, rabbuiato di colpo proprio per infondere il dubbio ” e adesso di che cosa sarà capace?”.
L’ombra segue la figura di Lady Tremaine ad ogni suo passo. Con metodo spietato rinchiude la giovane nell’ultima stanza della torre, girando con incredibile sadismo la chiave nella serratura che impedirà a Cenerentola di distruggere i suoi piani da arrampicatrice sociale.
I disegnatori affermarono che, in effetti, la scena non aveva nulla di “horror” ma che con le dovute tecniche narrative avrebbe fatto gelare il sangue di ogni spettatore, imprimendo questa particolare sequenza nelle menti di tutti (soprattutto dei claustrofobici). Per il rapporto tra la Matrigna e Cenerentola, vediamo che gran parte dell’ispirazione venne da Hitchcock, “Rebecca – La prima moglie”  (che tra l’altro, vinse l’Oscar per “Miglior Film” nel 1940), così da regalare toni quasi esageratamente drammatici alla loro interazione.
La scena che segue, quella in cui i topolini cercano di liberare Cenerentola rubando la chiave a Lady Tremaine, sembra infinita ed ogni volta tutti noi viviamo il timore che, per qualche motivo assurdo, non riusciranno nell’intento. E’ chiaramente il segnale di un egregio lavoro da parte degli storyboarder, della regia e dei disegnatori.

 

La Sirenetta – Ursula ruba la voce ad Ariel

Che “La Sirenetta” sia il Classico che ha cambiato la storia più moderna della Disney, ormai è di dominio pubblico. Con la nascita di Ariel, infatti, entriamo nel noto “Rinascimento Disney”, periodo di grande rivalsa sia creativa che economica per gli Studios, in quanto riportò in crescita il settore dell’animazione cinematografica ( per la Walt Disney, infatti, l’arrivo dei parchi a tema e dei prodotti televisivi come “Disney Channel” aveva rappresentato un cambio di rotta per quanto riguardava gli investimenti).
Con “La Sirenetta” si ripescò dalle tasche profonde del curriculum Disney un stile che aveva conquistato intere generazioni: la narrazione musicale. In questo caso si entrò ancora più nello specifico parlando di un vero e proprio “musical” (infatti è proprio con “La Sirenetta” che la Disney acquistò due dei suoi maggiori “soldatini”, i compositori Howard Ashman e Alan Menken, direttamente pescati da Broadway dopo il successo de “La Piccola Bottega degli Orrori”), un film dove le canzoni avrebbero fatto da padrone per quanto riguardava la drammaturgia.
Proprio per questo dettò legge su tutti i successivi film d’animazione, in particolare la sequenza che ha reso indispensabile la creazione di una canzone per ogni Villain che si rispetti è proprio quella de “La Canzone di Ursula”
Noi, precisamente, parleremo dell’ultima parte di quest’ultima, quando Ursula ruba la voce ad Ariel.

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Senza dubbio, la caratteristica più importante per una sirena è “il bel canto” ed il fatto che Ariel vi rinunci solo per avere una remota possibilità di conquistare il cuore del suo Principe, bhe, ci fa capire quanto per lei sia importante. Ursula sa essere convincente, persuasiva, crediamo perfino che aiuterà Ariel con il cuore, con piacere.
E invece no, invece Ursula è uno dei personaggi più subdoli che incontreremo mai e ci terrorizza quando strappa la voce ad Ariel.

L’intensità della musica, la violenza delle immagini, la capacità espressiva della Strega del Mare ci fa accapponare la pelle, con un terribile incantesimo Ursula carpisce la preziosa voce della Sirenetta e sembra quasi che le stia sradicando dalla gola le corde  vocali. Le entra dentro, lasciando un segno profondo dentro la ragazza che, terrorizzata, ottiene quello che voleva: delle gambe. Alto il prezzo da pagare, la fragilità e l’immaturità di Ariel viene espresso in questo momento agghiacciante.
Gli autori non badarono a spese per rendere spaventosa questa sequenza, impiegarono settimane e settimane di lavoro perchè non erano mai soddisfatti, perchè “non faceva mai abbastanza paura”. Solo dopo una notte insonne e qualche incubo di troppo riuscirono a trovare la giusta chiave di volta e, lasciatecelo dire, questa sequenza ancora oggi ci fa venire la pelle d’oca.

 

(Articolo in aggiornamento!)

 

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