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Disney e la morte – 10 sequenze diventate iconici traumi infantili

Nell’articolo precedente abbiamo parlato delle 10 scene dei Classici Disney che più si avvicinano ad un vero e proprio film horror, diventando per tante generazioni di grandi e piccini dei traumi indimenticabili.
Questa volta affronteremo un diverso tipo di trauma, forse ancora più oscuro ed incontrastabile della paura…
Stiamo parlando della morte, affrontata più volte con più o meno durezza nella storia Disney.  Forse, per alcuni, si è trattato in molti casi del primo approccio al concetto di morte.

Bambi – La morte della madre

Si cresce, si matura, si diventa adulti. Ma mai e poi mai ci si dimentica della morte della mamma di Bambi.

Il piccolo cerbiatto e la madre, dopo un duro e freddo inverno, escono allo scoperto per brucare la prima erbetta spuntata in mezzo alla neve, sintomo finalmente di una primavera alle porte. E’ una scena allegra, spensierata, così carica di significato. “Il peggio è passato” ci dice, d’ora in poi serenità, pace e sole. Invece no, perchè è proprio in quel periodo che inizia la caccia aperta. Il tema musicale si fa più incalzante, più cupo, la telecamera da lontano si stringe sui due protagonisti e ci suggerisce che qualcosa anzi, qualcuno, li sta osservando da lontano, avvicinandosi sempre di più. Gli spari sono inequivocabili, si tratta di cacciatori e la madre di Bambi, disperata, cerca salvare il suo piccolo ordinandogli di scappare a più non posso.

Quando Bambi si ferma e guarda indietro, lei non c’è più. Vane saranno le sue grida, l’uomo l’ha uccisa e Bambi dovrà fare i conti con la dura realtà. Ad aiutarlo ci sarà il Re della Foresta, suo padre.

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Forse non tutti sanno che questa sequenza viene considerata una delle registicamente meglio riuscite della storia del cinema.

Il motivo? Nonostante la sequenza sia priva di inquadrature che mostrano sangue o cadaveri e nonostante il nemico sia invisibile e silenzioso, riesce comunque a stringerci il cuore e lo stomaco in un modo quasi insuperabile tanto da dare il nome ad una sindrome detta “sindrome di Bambi”. Si tratta di quel sentimenti di compassione che proviamo nei confronti della sorte degli animali cacciati: infatti, le associazioni di cacciatori in tutto il mondo, ritengono che l’uscita di “Bambi” sia stata fonte di crisi per loro, una vera e propria propaganda anti caccia.

Nel doppiaggio originale il padre di Bambi, dopo la morte della madre, parla al piccolo cerbiatto dicendo testuali parole: ” La tua mamma non tornerà mai più. L’uomo l’ha portata via”. Nella versione restaurata quest’ultima parte è stata cancellata.
E’ curioso chiedersi il perchè di questa scelta, quando effettivamente il nemico è proprio il tacito ed invisibile cacciatore; se ne accorgono tutti gli spettatori, anche il bimbo più ingenuo non può non pensarlo perchè il rumore del fucile è chiaro. Chissà, forse il messaggio dalla voce del Re della Foresta sembrava un po’ troppo diretto. Sta di fatto che, l’immagine del povero Bambi che urla a squarcia gola cercando la madre scomparsa è agghiacciante.

John Williams ha affermato che, il tema musicale composto da Frank Churchill per l'”uomo” (la sequenza dell’uccisione della madre di bambi da parte del cacciatore), che consisteva di 3 note semplici, fu una delle ispirazioni per il tema musicale de Lo Squalo (che consiste di due note).

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Il Re Leone – La Morte di Mufasa

Ora prendete il computer, andate su Google e cercate in qualsiasi classifica de “Le scene più traumatiche della storia del cinema” in generale. Fatto? Bene. Potrete sicuramente notare come in tutte, ma proprio tutte, sia presente la Morte di Mufasa.

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Ebbene si, perchè se è vero che la perdita della mamma di Bambi è stato uno shock, quella di Mufasa è senza dubbio alcuno il colpo di grazia.

Sarà perchè il regista ce la sbatte proprio in faccia la violenza, la passione, il sacrificio di un padre e la disperazione di un figlio che, parliamoci chiaro, non ha mai realizzato fino in fondo che il padre fosse proprio morto… Perchè, vedete, il concetto di “morte” è davvero complicato per un bambino, è talmente lontano dalle sue preoccupazioni che non ci si è mai soffermato, non ha mai riflettuto sul significato.

Sarà perchè questa morte è totalmente sbagliata, nessuno dovrebbe mai desiderare di uccidere  un fratello, soprattutto se per fini così egoistici, così spregevoli. Scar desidera più di ogni altra cosa il trono, non ha mai voluto la felicità del fratello, non ha mai goduto dei suoi successi ne tantomeno è stato fiero di lui… Mufasa, devi morire, perchè sei nel mezzo.
Non tutti sanno che la storia di Simba è ispirata ad Amleto e Shakespeare con le tragedie ci sapeva proprio fare. La critica, all’uscita de “Il Re Leone” fu entusiasta, lo amò a tal punto da non sapere dove posizionarlo… Per adulti? Per Bambini? Per molto tempo si ritenne che fosse davvero troppo sottile e filosofico nei suoi contenuti per essere adatto  a (o meglio, per essere apprezzato davvero da) dei piccoli spettatori. Nonostante tutto, quando si pensa al Classico Disney più bello della storia Disney, si pensa soprattutto al Re Leone, forse proprio per la sua intensità e per la potenza delle immagini, delle musiche e del messaggio di fondo ” Ricordati chi sei”.
Probabilmente facciamo fatica a ricordare noi stessi a volte… Ma di sicuro ricorderemo per sempre quanto si sta male per la morte di Mufasa.

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Tarzan – La Morte dei genitori di Tarzan

Li vediamo davvero poco ma, grazie all’intensità delle immagini e alla bellezza della musica di Phil Collins, basta poco e subito ce ne innamoriamo. Sì, perchè i genitori di Tarzan arrivano su quell’isola deserta perdendo tutto, tranne il loro amore ed il loro splendido bambino.
Per lui non si danno per vinti, si rimboccano le maniche costruendo una casa, una difesa, imparando a convivere con la natura incontaminata, così estranea ad una nobile famiglia inglese. Purtroppo per loro però, un giorno la legge della giungla ha la meglio. Sabor, un feroce ed affamato leopardo, attacca la famigliola uccidendo i due coniugi.

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Fortunatamente Sabor non si è accorto del cucciolo d’uomo nascosto sotto le sue lenzuoline bianche.
Quel piccolo uomo è, lo sappiamo bene, Tarzan, destinato a diventare il re della giungla.
Guardando il film ci accorgiamo di quanto le immagini spesso siano importanti in ogni loro dettaglio. I registi non mostrano mai come avviene la morte dei genitori di Tarzan, accennandone il decesso solo con qualche particolare inquadratura molto, molto cruda. Oltre ai corpi senza vita che giacciono sul pavimento della casa sull’albero, vediamo anche qualcosa che in casa Disney sono sempre restii a rappresentare: del sangue.
Già, il pavimento, i tessuti nelle immediate vicinanze, tutto e sporco del sangue dei poveri genitori di Tarzan.
Per un bambino quest’immagine così diretta, senza particolari censure, è senza dubbio traumatica. Rimane inesorabilmente impressa perchè, anche se non vorresti, sai benissimo com’è successo. La legge della giungla è dura da accettare, vince il più forte, non ci sono mura o armi che possano difenderti, la cruda verità viene proposta ad ogni tipo di pubblico e non sono mancate le controversie e le polemiche.
Ma la storia di Tarzan ha colpito tutti, rimanendo anche oggi il nono Classico Disney ad aver incassato di più nella storia grazie all’incredibile bellezza di ogni sua scena.

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La Morte della mamma di Nemo

Lo sappiamo, “Alla Ricerca di Nemo” è un film Disney Pixar e non è un Classico Disney ma, a detta di tutti, non può essere escluso da questa particolare classifica.
Nemo e le sue disavventure hanno conquistato tutti noi, grandi e piccini, proprio perchè il piccolo pesciolino rispecchia molte delle insicurezze che caratterizzano la crescita all’interno della nostra società, così come le insicurezze di Marlin, un padre abbattuto dalla durezza della vita e desideroso di crescere un figlio proteggendolo il più possibile dal pericolo.
Tutta questa insicurezza e paura deriva da un preciso episodio, parliamo ovviamente della morte della mamma di Nemo, Coral.

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Il vorace barracuda che attacca la famigliola felice di pesci pagliaccio è davvero insaziabile. Non solo uccide Coral ma elimina anche tutte le uova che aveva amorevolmente deposto nel nido d’amore dei due pesci.
Nel grande dolore però, Marlin scopre un piccolo, solitario uovo rimasto solo. Decide di donale a quel piccolo uovo tutto l’amore che avrebbe riversato sui suoi fratelli e lo fa anche in memoria della sua amata Coral.
E’ una scena terribile, perchè il capo famiglia sbatte la testa e sviene, non riuscendo a proteggere la sua famiglia… E’ un duro colpo per Marlin ed anche per noi spettatori che, inermi, ci chiediamo cosa sta per succedere alle vite dei due superstiti.
Invece, nonostante la tragedia ed il trauma, Nemo e Marlin sono felici, certo un po’ insicuri ma felici. Non sarà facile vivere con questo terribile ricordo dentro ma ce la faranno, trasformando la loro storia in un film meraviglioso senza età.

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La Morte della Madre di Quasimodo

Uno dei Classici Disney più lontani da quello che è un cartone animato per bambini è senza dubbio “Il Gobbo di Notredame”.

La sua storia, anche se notevolmente ammorbidita dagli sceneggiatori Disney rispetto al romanzo originale, è piena di concetti e situazioni non proprio adatte ad un pubblico di bambini… Non tanto per l’intensità quanto per la complessità.
Il razzismo, la tentazione, la fede messa alla prova, sono tutti concetti davvero difficili da capire per un piccolo spettatore, seduto sulla poltrona del cinema in cerca di divertimento e risate. Disney, però, da sempre è famosa per i suoi lungometraggi animati carichi di significato e di morale, infatti non ha paura di affrontare tematiche spiacevoli come la violenza gratuita e, ovviamente, la morte.

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Ed è a questo punto che iniziamo a parlare della sequenza iniziale de “Il Gobbo di Notredame”, a nostro parere incredibile, splendida, davvero di altissimo livello sotto tutti i punti di vista. La musica, il trasporto, i personaggi perfettamente introdotti… Tutto ci rapisce e ci conquista.

La sequenza racconta l’arrivo a Parigi di un gruppo di gitani fuggitivi, che necessitano di asilo per salvarsi dalle grinfie delle guardie. Tra di loro una bellissima donna stringe un fagottino urlante: è il suo bambino. Per nulla al mondo la donna si farebbe catturare dalle guardie prima di aver affidato il suo bambino in mani sicure, perciò all’arrivo dello spietato Giudice Frollo, scappa a più non posso, finendo ad implorare asilo alle porte di Notredame.

Frollo, senza rimorso ne pietà, aggredisce la donna scaraventandola sulle scale della cattedrale di Parigi. Purtroppo muore sul colpo ed il piccolo viene affidato dal destino nelle mani del giudice che, come ben sappiamo, lo crescerà nella consapevolezza di essere stato abbandonato per colpa delle sue fattezze non del tutto convenzionali.

Per gran parte della vita crederà di essere un  mostro, finchè non incontrerà Esmeralda, una donna d’incredibile bellezza che, guarda caso, ricorda molto la sua defunta madre.
Finalmente, alla fine del film, Frollo gli confessa che la madre non l’ha abbandonato, bensì è morta nel tentativo di salvarlo.
La madre di Quasimodo muore davanti ad una cattedrale, implorando asilo. Per tutti noi è sempre stata un’immagine davvero terribile, capace di afferrarci il cuore ad ogni visione del film. Ogni volta tutti noi ci ritroviamo a sperare invano che, questa volta, il bene trionfi.

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La Morte del padre di Shang

Quando nei cinema uscì “Mulan”, il mondo ne rimase assolutamente soddisfatto. Il nuovo Classico Disney, infatti, riusciva a trasmettere simpatia e speranza nonostante fosse ambientato durante una guerra, senza risultare ridicolo o offensivo. Come ci riuscirono?
I personaggi esilaranti, le ambientazioni colorate e le tradizioni cinesi, così coinvolgenti ed interessanti, animarono nel pubblico un senso di trasporto non indifferente.
Bastò però una scena, una breve ma incredibilmente intensa scena a trasportare gli spettatori negli orrori della guerra… Parliamo della sequenza in cui Shang scopre che il padre ha perso la vita in battaglia.

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Scelta inevitabile degli autori, che volevano in qualche modo affrontare tutte le tematiche nel modo più fedele possibile.

La scena inizia con l’arrivo delle reclute in una cittadina rasa al suolo dagli Unni. Qui Shang scopre con orrore che il generale, suo padre, è rimasto ucciso insieme a tutto l’esercito imperiale. In quel momento entrano in collisione le due parti che compongono lo spirito del giovane ragazzo: il figlio, profondamente addolorato per la perdita di una figura così importante e decisiva, ed il guerriero, sempre pronto ad accettare le conseguenze della guerra con impeccabile filosofia ed un pizzico di apparente insensibilità.
Gli sceneggiatori affermano che fu molto difficile trovare il giusto modo di rendere al meglio questo concetto di dualismo, sempre a cavallo tra la disperazione e l’accettazione. Perciò decisero che avrebbero concesso a Shang una piccola e personale scena di cordoglio, utilizzando lo strattagemma della spada del padre conficcata nella neve, nel mezzo del solitario nulla annerito dalle rovine di una città in fiamme. Tremenda per tutte le età è ancora oggi il dettaglio della bambolina trovata da Mulan tra le macerie: anche il piccolo spettatore viene schiaffeggiato dall’idea che la guerra non ha pietà, distruggendo al suo passaggio tutto, la quotidianità, la famiglia, la serenità, rappresentata egregiamente dalla piccola bambolina di pezza, sicuramente appartenuta ad una bimba, scomparsa negli orrori di una battaglia a cui non aveva scelto di partecipare.
Shang deciderà, spinto dall’amore e della devozione che sentiva per il padre che incarnava il più alto modello da seguire, di trovare gli Unni e di affrontarli con coraggio nonostante la grande inferiorità numerica delle sue truppe rispetto all’esercito di balordi capeggiato dallo spietato Shan-Yu, dimostrando che l’onore, nell’antica cultura cinese, spesso era molto più forte della ragione.

(articolo in aggiornamento)

 

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2 risposte a "Disney e la morte – 10 sequenze diventate iconici traumi infantili"

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